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Selezione di testi su Piero Perin
di GIORGIO SEGATO

Da quasi vent'anni ormai seguo con interesse sempre vivo l'arte di Piero Perin, innamorato del suo mondo pittorico e plastico, delle sue sensibilissime ricerche sulla linea curva che in delicate anse conquista gli spazi e i volumi dell'identità profonda dell'essere, affascinato dalla singolare capacità di immersione panica e di restituzione attraverso il colore e le immagini di un sentimento della realtà e della vita radicato nella memoria collettiva della specie, inscindibile dalla natura, modellato nella materia di un'esperienza millenaria di cultura, di indagine introspettiva, di proiezione emotiva e intellettiva sui significati del reale.

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di SERGIO GARGATO

Liberare l'espressione da ogni vincolo, per ritrovare, attraverso un complesso itinerario di meditazione e di ricerca, la forma, o almeno un'idea della forma, è un'istanza imprescindibile nell'opera dello scultore padovano Piero Perin, che, in questi giorni, con il patrocinio del comune e dell'amministrazione provinciale, viene proposto dall'Aics di Rovigo alla Tavernetta di palazzo Roncale. Artista appartato, che vive e si esprime, da sempre, al di là delle mode e delle suggestioni del quotidiano, Perin, come testimonia la sua bella e selezionata personale, ricerca una originale purezza, che si raggiunge solo nella più tersa essenzialità.

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di DINO FORMAGGIO

L'ideale della- scultura - fermare nelle crete, in pietra, in bronzo le immagini e le forme degli dei e degli umani ed effimeri splendori dei corpi per sottrarli alla corsa sconvolgente e distruggitrice del tempo - è certamente antico quanto il mondo. Eternamente vivo ed eternamente irraggiungibile come ogni ideale, eppure sempre perseguito e sognato come il mito stesso e l'utopia. E di miti e di utopia l'idea di scultura si è sempre nutrita. Anche in tempi di morte del mito e di critica dell'utopia, come sono i nostri. Tuttavia, come ogni autentico ideale, l'idea di scultura si trasforma nei secoli, mantenendo intatta la propria originaria direzione perenne, la propria essenza di iperuranica passione delle forme.

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di CARLO MUNARI


Un artista solitario.

Un artista che ha badato esclusivamente a coltivare le proprie idealità estetiche senza mai cedere a esterne pressioni, senza mai fare concessioni a proposte che, seppure di attualità, riconosceva estranee alla sua indole, estranee soprattutto alla sua Weltanschauung.

Così, in un arco di quattro decenni, il cammino di Piero Perin si è snodato sul filo di una rigorosa coerenza, tanto che ciascuna opera trova con l'opera successiva un preciso, nitidissimo nesso linguistico. E va tosto annotato che siffatta coerenza mai si è mummificata nell'autocopismo giacché volta per volta quell'opera si è rinnovata - talora in misura impercettibile, talaltra per uno scatto più risentito - in ragione degli apporti di una fantasia creativa che di continuo l'ha vivificata assegnandole un carattere di necessità.

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di MONTOBBIO

Raramente mi viene da ammirare una fusione così perfetta tra forma e luce come nelle opere scultoree di Pietro Perin, siano esse di marmo di cemento o di terracotta. Una scultura che trae bellezza e suggestione dalle linee classiche dolcemente sinuose e pure soprattutto nelle figure femminili. Egli ci rende quasi palpabile un'idea che ritrae plasmando la materia per proporci infine un oggetto che è rappresentazione di un sogno, di una fantasia.

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di SILVANA WEILLER ROMANIN JACUR

Ogni luogo, ogni tempo ha un momento in cui si esaltano e si coagulano le forze creative in un risveglio di speranza; cosi al l'orizzonte di Padova, negli anni 50, si affacciano alcuni giovani artisti che, raccogliendo il filo di un'eredità di primo novecento non ancora decantato, inseriscono il loro discorso d'innovazione formale senza proporre voli avanguardistici, ma piuttosto nel l'intento di dar voce ad istanze umanissime, emerse ed evidenziate dal travaglio della guerra. Piero Perin, scultore, Enrico Schiavinato pittore, Ubaldo Bosello incisore, iniziano di qui un processo autonomo di maturazione, che per il fatto di percorrere traiettorie reciprocamente diverse, risulta tuttavia coerente nella sostanza del lirismo dolente, sicché a dispetto della scelta formale, sin dal l'inizio incline a moduli espressionistici per Schiavinato e per Bosello, anelante a perfezioni neoclassiche per Perin, essi giungono oggi a un ravvicinamento di ordine metafisico sul piano nostalgico del sogno, là dove la parola è pura suggestione. Piero Perin scolpisce o meglio modella la creta morbida inseguendo nel l'immagine un archetipo di bellezza formale raffinata e rigorosa che certamente proviene dal ricupero della musicalità canoviana, ma ben presto di li si allontana per procedere verso sintesi, cui la ricerca di Brancusi non sembra estranea nel l'individuazione sempre più precisa dell'elemento strutturante assoluto, sotteso alla forma accarezzata.

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di GABRIELLA VILLANI

Intervento in occasione della consegna all'artista del Sigillo della Città di Padova

Artisticamente Piero Perin si forma verso gli anni Cinquanta. È il tempo della rivoluzione tecnologica che in quegli anni investe l’intera Europa e quindi anche l’Italia. Questo comporta un radicale cambiamento delle strutture societarie modificandone traumaticamente i costumi, la cultura e l’arte. È un contesto nel quale viviamo ancora oggi e va compreso – dice l’artista – per cercare di salvare gli antichi valori, proponendo scelte positive, tali da dare significati autentici alle nostre azioni.

Gli stimoli primari gli sono venuti dal magico mondo dei miti, dalla natura nel suo lato misterioso, dalle opere d’arte e dai musei. Seguendo questo percorso ideale ha cercato di mondare e decantare le sue immagini per liberarle dalle scorie del contingente facendole tendere a significati metafisici e utopici.

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